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Il Toro Farnese e il supplizio di Dirce al Museo Archeologico di Napoli in Italia
Toro Farnese
Scultura - Marmo (370 x 295 cm) II-III secolo
Toro Farnese Il «Toro Farnese» o «Il supplizio di Dirce» è la più grande scultura che ci sia rimasta dell'antichità.
Questa scultura monumentale rappresenta il momento in cui Anfione e Zeto trattengono a fatica il toro selvaggio che trascinerà Dirce in una corsa sfrenata verso una morte orribile.
Il «Toro Farnese» e il mito del «Tormento di Dirce»
Tutta la storia inizia con la principessa Antiope, una giovane ragazza di straordinaria bellezza di cui Zeus si innamorò perdutamente.Zeus si trasformò in un Satiro per sedurre la bella, che rimase incinta.

Toro Farnese Temendo l'ira di suo padre Nictèo una volta scoperto il suo stato, la povera Antiope decise di fuggire e di rifugiarsi presso Epopeo, re di Sicione.
Nicete, re di Tebe, pieno di vergogna e disperato per la fuga della figlia, decise di suicidarsi; ma, prima di togliersi la vita, chiese a suo fratello, Lico, di vendicarlo.
Diventato re di Tebe dopo il suicidio di Nictèo, Lico attaccò il regno di Sicione e uccise Epopeo.
Antiope fu così catturata e riportata con la forza.
Sulla strada che portava da Sicione a Tebe, Antiope diede alla luce due gemelli.
Lico ordinò che i bambini fossero abbandonati sul ciglio della strada che attraversava la foresta del monte Citerone, dove furono fortunatamente raccolti da un pastore che li allevò e diede loro i nomi di Anfione e Zeto.

Toro Farnese Zeto amava la lotta e si dedicò all'allevamento, mentre Anfione trascorreva il tempo suonando la lira. Una lira regalata da Hermes.
Mentre i suoi figli crescevano, Antiope era tenuta prigioniera da suo zio Lico e ridotta in schiavitù.
La regina Dirce, moglie di Lico, gelosa dell'eccezionale bellezza di Antiope, ne approfittava per umiliarla e maltrattarla.
Ma una notte, dopo vent'anni di prigionia e di trattamenti vessatori, le catene che trattenevano Antiope caddero da sole.
Fuggì dal palazzo e partì per rifugiarsi sul monte Citerone nella speranza di ritrovare lì i suoi figli.
Giunse alla capanna del pastore, che la riconobbe e disse ad Anfione e Zeto che era loro madre.

Toro Farnese Antiope spiegò ai suoi figli in quali condizioni Dirce e Lico l'avevano rinchiusa e maltrattata durante quei vent'anni.
Ciò avveniva nel periodo della preparazione delle orge in onore di Dioniso nella foresta del monte Citerone, situato in Beozia, che era la terra d’origine di Semele, madre di questo dio.
Poco dopo l’arrivo di Antiope, Dirce, accompagnata dalle sue ancelle, si recò nella foresta del Citerone per i preparativi della festa di Dioniso.
Il caso volle che lì incontrasse Antiope, che fece immediatamente catturare dalle sue ancelle; si apprestava a ucciderla quando Anfione e Zeto udirono le grida della loro madre.

Toro Farnese Mettevano in fuga le ancelle e si impadronirono di Dirce.
D'accordo con Antiope, decisero di punirla uccidendola in modo da farle soffrire nel modo più atroce possibile.
Dirce sarebbe stata legata per i capelli alle corna di un toro selvaggio che, una volta liberato, l'avrebbe trascinata dietro di sé nella sua corsa mentre il suo corpo sarebbe stato dilaniato contro le rocce del Citerone.
Nel luogo in cui i resti del corpo dilaniato di Dirce erano stati abbandonati dal toro, sorgì una fontana, che fu poi chiamata la “fontana di Dirce”.
Anche il marito di Dirce e zio di Antiope, Lico, fu ucciso dai due fratelli che a loro volta divennero re di Tebe.
Il gruppo scultoreo del “Tortura di Dirce”, denominato “Toro Farnese”

Toro Farnese I personaggi sono disposti attorno a uno sperone roccioso seguendo la forma di una piramide il cui vertice è segnato dalla mano che afferra il corno del toro.
Il luogo del supplizio di Dirce è ricordato sulla base rocciosa del gruppo, dove sono scolpiti alberi e animali, tra cui una pantera sdraiata in una grotta.
Si vede anche un leone che sta catturando una cerva mentre un altro cattura un bovide.
Al centro del gruppo, impennato sulle zampe posteriori, il toro domina i personaggi che lo circondano.

Toro Farnese Amfione blocca la testa del toro tenendolo per una corna e stringendogli il muso con l'altra mano.
L'animale è furioso e cerca di liberarsi.
È ancora più infuriato perché un cane che si trova davanti a lui, ai piedi della roccia, lo eccita ancora di più abbaiando.
Anfione è nudo, a parte una clamide che gli scende dietro le spalle, la sua lira è appoggiata ai suoi piedi contro la roccia.
Si nota la tensione dei suoi muscoli nel tentativo di trattenere il toro che si impenna.
Di fronte ad Anfione, Zhetos, anch'egli nudo con una clamide sulle spalle, tira con tutte le sue forze una corda fissata all'altra corna del toro.

Toro Farnese Una corda la cui altra estremità è già legata ai capelli di Dirce.
Dirce è seduta, terrorizzata, sotto le zampe del toro che si agitano vicino alla sua testa, mentre supplica Anfione, il più mite dei due fratelli, di risparmiarla.
Si aggrappa con una mano alla gamba del Giovane e lo guarda con aria disperata tendendo l'altra mano verso di lui.
Accanto a lei si trova un piccolo altare dedicato a Dioniso e ai suoi piedi è stesa una ghirlanda che ricorda il culto del dio.
Dirce è seminuda: il suo himation le copre ormai solo la parte inferiore del corpo, e il suo chitone, strappato, lascia il busto scoperto.

Toro Farnese Dietro di loro, in piedi e vestita con un sottile chitone e un mantello, Antiope assiste con calma alla scena.
Lei impugna la lancia reale con una mano mentre, con l'altra, incita i propri figli a compiere la sua vendetta.
Ai piedi di Anfione, un ragazzino seduto con una ghirlanda di fiori attorno al busto osserva la scena con un flauto di Pan posato al suo fianco: egli rappresenta il genio del luogo, il monte Citerone.
Si capisce che la fine di Dirce è vicina, poiché i due fratelli non potranno trattenere più a lungo il toro scatenato che, non appena lo avranno liberato, trascinerà con sé la giovane donna affinché subisca il suo orribile supplizio.
La scoperta del «Toro Farnese», il suo restauro e il suo trasferimento da Roma a Napoli
Questa scultura era purtroppo molto danneggiata quando fu ritrovata nel 1545 nelle Terme di Caracalla a Roma.
Toro Farnese Questo gruppo scultoreo era una copia romana di una scultura greca realizzata da Apollonios e da Tauriskos.
L'attuale “Toro Farnese”, risalente al II o III secolo, è stato scolpito da un unico blocco di marmo, un'impresa per realizzare una scultura così complessa che misura 3,70 metri di altezza e 3 metri di larghezza.
Quando il «Toro Farnese» fu ritrovato, mancavano la testa, le zampe e un braccio di Anfione; la testa, le zampe e le braccia di suo fratello Zeto; la testa e il busto di Dirce, nonché le zampe e la coda del toro.
Il restauro fu realizzato da Giacomo della Porta e da Giovan Battista Bianchi, coadiuvati da Michelangelo per affrontare la sfida della creazione delle parti mancanti.

Toro Farnese Le teste di Anfione e del suo gemello Zeto sono state ispirate ai ritratti dell'imperatore Caracalla, dato che il gruppo scultoreo era stato ritrovato nelle terme che portano il suo nome.
Plinio, che aveva visto l'originale di questa scultura, l'aveva descritta nella sua «Naturalis Historia» (XXXVI, 33-34), il che aiutò notevolmente gli scultori a sostituire le parti mancanti.
I due scultori si sono inoltre ispirati a un frammento di cammeo raffigurante il supplizio di Dirce, che faceva parte della collezione Farnese.
Questo lavoro di ricostruzione, durato trent'anni, fu complesso sia dal punto di vista intellettuale che tecnico: si è avuto cura di includere nelle scelte effettuate le tracce di appoggio o di fratture delle parti mancanti al fine di cercare di ricostruire al meglio l’aspetto iniziale di questo «Supplizio di Dirce».

Toro Farnese Nel 1734, Elisabetta, ultima discendente della famiglia Farnese e moglie del re Filippo IV di Spagna, ereditò la collezione Farnese, che passò così in possesso dei Borboni.
Nel 1783, Ferdinando IV, re di Napoli, decise di trasferire tutte le sculture della collezione Farnese a Napoli.
Date le grandi dimensioni e il peso del famoso “Toro”, il suo trasporto avvenne solo nel 1788, a bordo di una feluca appositamente attrezzata per accoglierlo.
Essa scese lungo il Tevere prima di raggiungere il mare, poi il gruppo scultoreo fu trasferito su un'altra imbarcazione fino al porto di Mergellina a Napoli.

Toro Farnese Il «Toro Farnese» fu collocato su un piedistallo posto al centro di una fontana, nel parco della villa reale di Chiaia.
Ma, lasciato esposto alle intemperie, la scultura iniziò a deteriorarsi e Ferdinando IV finì per accettare, nel 1818, che fosse trasferita al Museo Archeologico di Napoli, cosa che, date le difficoltà legate al suo trasporto e alla sua fragilità, fu realizzata solo nel 1826.
Quando il «Toro Farnese» arrivò al museo, si dovette abbattere la parete laterale della sala in cui doveva essere esposta per poterlo far entrare, dove è ancora possibile ammirarlo oggi.
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