Capodimonte Artisti Biglietti Orari Indirizzo | Autorizzazione
Artisti Palazzo Giardini | Bellini | Botticelli | Bronzino | Brueghel | Canova | Caravaggio | Gentileschi | Giambologna | Giordano | Greco | Lotto | Luini | Mantegna | Masaccio | Masolino | Michelangelo | Palma | Parmigianino | Porta | Raffaello | Reni | Tiziano | Van Dyck | Warhol


Guido Reni (1575-1542) Atalanta e Ippomene, Le quattro stagioni, al Museo Capodimonte di Napoli


Guido Reni «Atalanta e Ippomene»

Pittura - Olio su Tela (192 x 264 cm) 1620

La storia di Atalanta e Ippomene è raccontata da Ovidio nelle sue Metamorfosi (libro X):

«C'era una donna, forse ne hai sentito parlare, che nella corsa superava persino gli uomini più agili.

Ciò che si racconta di lei non è una favola; è vero che li superava tutti; non si sarebbe saputo dire cosa si ammirasse di più in lei, la velocità dei suoi piedi o il fascino della sua bellezza.»

Guido Reni, Atalanta e Ippomene, Museo di Capodimonte a Napoli, in Italia
Guido Reni, Atalanta e Ippomene
Dopo aver visto Atalanta correre, Ippomene se ne innamora perdutamente; per conquistarla, le propone di gareggiare con lei, sapendo che se perderà, morirà come tutti coloro che l’hanno già sfidata, senza successo.

Atalanta ha accettato la sfida di Ippomene, ma è turbata dalla sua bellezza, tanto quanto lui si è innamorato della sua.

Secondo Ovidio, Venere racconta come Ippomene si sia rivolto a lei prima della corsa:

«Ippomene mi invoca con voce inquieta: “Possa la dea di Citera, te ne scongiuro, assistermi nella mia impresa e proteggere la fiamma che mi ha messo nel cuore!” [...]

Tenendo in mano tre mele d’oro che avevo colto e invisibile a tutti, tranne che a Ippomene, mi avvicinai a lei e le indicai cosa doveva farne. [...]

“Oh! Quante volte, pur potendo passare per prima, lei (Atalanta) si è soffermata a guardare quel caro volto e non ha distolto lo sguardo da lui se non a malincuore!”

Ma la fatica comincia a seccare la bocca di Ippomene, ormai ansimante, e il traguardo è ancora lontano; allora, finalmente, il discendente di Nettuno lancia uno dei tre frutti del mio albero.

La fanciulla, sorpresa, attratta dalla mela scintillante, si volta nel bel mezzo della corsa e raccoglie l’oro che rotolava a terra.

Ippomene la supera; gli applausi risuonano nell’arena.

Atalanta, con un balzo rapido, recupera il tempo perso a causa di quella sosta e, ancora una volta, lascia il Giovane alle sue spalle; ritardata ancora una volta da una seconda mela lanciata davanti ai suoi passi, lo raggiunge e lo supera di nuovo.

Rimaneva da percorrere l’ultima parte del percorso: “Ecco il momento di aiutarmi”, esclama, “o dea a cui devo questo dono” e, su un lato dell’arena, per ritardare di tanto il ritorno della sua avversaria, lancia obliquamente, con tutta la forza della sua giovinezza, l’oro scintillante.

“La fanciulla sembrò chiedersi se andare a raccoglierla: io (Venere) la costrinsi a raccoglierla; aggiunsi al suo peso quello della mela di cui si era impadronita e feci sì che dovesse fare i conti sia con il suo carico che con il tempo perduto” infine, affinché il mio racconto non fosse ancora più lento della sua stessa corsa, la fanciulla fu distanziata, il vincitore sposò colei che era il premio della contesa.»
Ovidio, Metamorfosi (Libro X)

Guido Reni ha colto qui l’istante in cui Atalanta si affretta a raccogliere la seconda mela d’oro lanciata da Ippomene.

Il giovane è ancora in piena corsa, ma Atalanta raccoglie la mela d’oro con un movimento di tale vivacità che il velo che la copre vola via nell’aria.

Un quadro pieno di dinamismo, che rende onore alla storia di Ovidio.

Guido Reni «Le quattro stagioni»

Pittura - Olio su tela (175 x 230 cm) 1615-1620

Le Ore, o le Stagioni, sono figlie di Zeus e di Themis.

Erano tre: Eunomia, Dice ed Eirene.

I loro rispettivi nomi significavano: Disciplina, Giustizia e Pace.

Ma gli Ateniesi le ribattezzarono Thallô, Auxô e Carpô, nomi che evocavano l'idea di germogliare, crescere e fruttificare.

Guido Reni, Le quattro stagioni, Museo di Capodimonte a Napoli, in Italia
Guido Reni, Le quattro stagioni
Fu così che le Stagioni divennero le divinità della Natura che presiedono ai cicli della vegetazione.

Infatti, sono spesso raffigurate come tre fanciulle che tengono in mano fiori o piante.

Thallô, dea della primavera, Auxô, dea dell’estate, e Carpô, dea dell’autunno, sono le tre stagioni che Guido Reni ha voluto rappresentare nel suo dipinto.

Questo incantevole dipinto le raffigura tutte e tre intente a conversare tra loro nel salotto della Natura: a sinistra, l’autunno Carpô è avvolta in un magnifico drappo Rosso, con un grappolo d’uva ai suoi piedi; al centro, la primaverile Thallô, coronata di fiori, è ammirata dai piccoli Cupidi, mentre l’estate Auxô, all’apice della sua bellezza, è nuda e guarda il bambino che porta un fascio di grano maturo.

Dietro queste tre splendide giovani donne, a sinistra, il volto triste di una donna avvolta in un mantello viola e i cui capelli sono coperti da un velo marrone: è l’inverno, separato dal mondo dei vivi.

Artisti Palazzo Giardini | Bellini | Botticelli | Bronzino | Brueghel | Canova | Caravaggio | Gentileschi | Giambologna | Giordano | Greco | Lotto | Luini | Mantegna | Masaccio | Masolino | Michelangelo | Palma | Parmigianino | Porta | Raffaello | Reni | Tiziano | Van Dyck | Warhol
Capodimonte Artisti Biglietti Orari Indirizzo | Autorizzazione



Torna a inizio pagina