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Il Figlio Velato, scultura di Jago, Cappella dei Bianchi, Basilica di San Severo fuori le mura a Napoli
Jago «Il Figlio Velato»
Scultura - Marmo di Danby (200 x 100 x 50 cm) 2019
Jago, Il Figlio Velato Il «Figlio velato» di Jago richiama il «Cristo velato» scolpito da Giuseppe Sanmartino nel 1753 per la chiesa dei Sansevero a Napoli.
I loro corpi senza vita, entrambi coperti da un leggero drappo, ci invitano alla riflessione.
Da un lato, il Cristo, che ha offerto volontariamente la propria vita per cancellare i peccati del mondo.
Dall’altro, il Figlio velato di Jago, che era solo un bambino pieno di vita e fiducioso nel futuro, è morto annegato mentre attraversava il Mediterraneo con i suoi genitori nella speranza di una nuova vita.

Jago, Il Figlio Velato Il corpo nudo di il bambino morto è avvolto nel sudario bianco dei piccoli innocenti, la posizione delle sue membra e delle sue manine paffute è quella di un giovane dormiente, ma il suo ventre gonfio e l’espressione del suo volto sotto il tessuto dimostrano che ha sofferto.
Il Cristo velato di Sanmartino e il Figlio velato di Jago riposano entrambi in chiese napoletane che portano lo stesso nome di San Severo, ma il sacrificio del primo per l’umanità sembra improvvisamente vano guardando quel piccolo corpo senza vita.
Il Figlio velato di Jago nella Cappella della Confraternita dei Bianchi
Entrando nella cappella della Confraternita dei Bianchi, costruita nel 1662, si rimane colpiti dallo splendore del luogo in cui riposa la scultura del Figlio velato.
Jago, Il Figlio Velato Sebbene la scultura di Jago non voglia essere considerata religiosa, l'atmosfera del luogo induce alla preghiera, al silenzio e alla riflessione.
Che si creda o meno in Dio, non si può fare a meno di percepire la sacralità di questo luogo, rafforzata dalla presenza del piccolo corpo innocente di questo bambino che vi riposa in un silenzio sereno.
Il suo corpo non è esposto su un piedistallo di marmo policromo, decorato con dorature e stucchi, ma giace semplicemente ai nostri piedi, disteso su una grande lastra di marmo bianco nella quale è stato scolpito da un unico blocco.
È ai nostri piedi, al centro di questa cappella, e giriamo in silenzio e con rispetto attorno a lui senza poterlo perdere di vista.
Si prova ammirazione per la bellezza di quest’opera nata dall’incredibile talento di Jago, che suscita disagio di fronte al cadavere di questo bambino innocente.

Jago, Il Figlio Velato Sotto il lenzuolo leggero che le aderisce al corpo come una seconda pelle, si intravedono il braccio e la mano sinistra appoggiati sul ventre gonfio, mentre il braccio destro si allontana leggermente dal corpo e lascia che la sua manina spunti dal lenzuolo.
Una mano con il palmo aperto, accanto alla quale si trova un piccolo sassolino, un sassolino che ricorre in diverse opere di Jago, come quello che tiene Cassandra o quello caduto dalla mano dell’adolescente nella Pietà.
Il sassolino di Cassandra simboleggia la sua resistenza, il sassolino del bambino è il suo ultimo messaggio.

Jago, Il Figlio Velato Le pieghe disordinate del lenzuolo attorno alla sua salma mettono in risalto il suo corpo senza sepoltura, disteso sotto un semplice telo, vulnerabile nella morte quanto lo era in vita.
Quel piccolo sassolino che stringeva ancora nella mano poco prima di morire, è stato lasciato come un segno di speranza affinché il mondo possa ancora cambiare, stimolando a riflettere, a reagire, ad agire.
Quando si esce da questa cappella, la vita gioiosa di Napoli ci circonda di nuovo, ma i nostri pensieri sono ancora pieni dell’emozione che abbiamo provato davanti al Figlio velato di Jago.
Il Figlio velato è un grido di dolore e di speranza
Il Figlio velato con il ventre gonfio degli annegati, coperto da un semplice lenzuolo nella Cappella dei Bianchi della Basilica di San Severo Fuori le Mura di Napoli, è una delle tante vittime innocenti abbandonate al loro destino.
Jago, Il Figlio Velato La scultura di questo bambino anonimo che giace davanti a noi nel silenzio di questa cappella, ci invita a meditare sulla realtà di una tragedia che si ripete troppo spesso in questo bel Mar Mediterraneo, tradizionalmente associato all’immagine gioiosa delle vacanze.
Il bambino velato è l’immagine tragica e universale di una piccola vittima dell’egoismo e della sempiterna malvagità che perpetuano le ingiustizie e i conflitti nonostante il messaggio di Cristo e i progressi tecnici e scientifici.
Questo bambino morto ci spinge a reagire di fronte allo scandalo dei martiri anonimi della nostra epoca tormentata.
L’opera di Jago è un grido di speranza affinché cessi questo dramma attuale, prendendo coscienza che, a differenza della morte di Cristo, la morte di questo bambino è una morte non voluta e senza redenzione, un puro spreco.
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