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Vincenzo Gemito (1852-1929), le sue sculture e le sue Pitture alla Galleria d'Italia di Napoli


Vincenzo Gemito «Il Fiociniere»

Scultura - Terracotta (34 x 26 x 24 cm) 1872

Questo magnifico ritratto di un giovane pescatore è uno dei «Tre studi dal vero» realizzati in terracotta dall’artista quando aveva appena vent’anni.

Questo ragazzo con la bella chioma raccolta da una fascia assomiglia a un bambino dell’antichità romana.

Egli inclina leggermente il capo guardando di lato con i suoi grandi occhi abituati a seguire ogni minimo movimento del pesce; respira dolcemente, con le labbra socchiuse, molto concentrato, come se fosse pronto a lanciare con slancio il suo arpione.

Si rimane colpiti dall’espressione realistica di questo volto dal profilo infantile, già impegnato a guadagnarsi da vivere.

Vincenzo Gemito, Il Fiociniere, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Il Fiociniere
Vincenzo Gemito, Il Fiociniere, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Il Fiociniere

Vincenzo Gemito «Scugnizzo, ragazzo di strada»

Vincenzo Gemito, Scugnizzo, Ragazzo di strada, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Scugnizzo
Scultura - Terracotta (33 x 20 x 25 cm) 1872

Il ritratto di questo ragazzino di strada è stato realizzato contemporaneamente a «Il Fiociniere».

Il suo volto giovanile è già pervaso dalla serietà di un adulto, guarda dritto davanti a sé, aprendo la bocca come se si rivolgesse a un interlocutore che deve convincere a tutti i costi.

Gemito era stato un bambino abbandonato e lasciato il 17 Luglio 1852 alla Ruota dell’Annunziata, poi adottato da una famiglia povera, tanto che era cresciuto per le strade di Napoli tra quei ragazzini costretti a guadagnarsi da vivere svolgendo vari lavoretti.

Vincenzo Gemito, Scugnizzo, Ragazzo di strada, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Scugnizzo
Aveva dovuto cavarsela come loro alla loro età, mentre imparava la scultura dal professor Morelli, poiché era appassionato dei bronzi rinvenuti a Pompei ed Ercolano.

Si interessava inoltre all’arte tradizionale della realizzazione di personaggi che esercitano ogni sorta di mestiere e che popolano i magnifici presepi napoletani.

Da qui deriva il realismo crudo dei suoi ritratti degli «scunizzi», quei bambini poveri che popolavano le strade di Napoli, e la sua fama di scultore dell’anima napoletana.

Vincenzo Gemito «Busto di una giovane napoletana»

Scultura - Bronzo dorato (47 x 38 x 18 cm) 1919
Si tratta di una giovane donna del popolo i cui capelli ondulati sono semplicemente raccolti in uno chignon dietro il suo bel viso girato di lato, sopra la spalla nuda.

I lineamenti regolari di un volto degno di una statua antica, uniti alla naturalezza della modellatura della pelle e delle spalle di questa donna che volge con orgoglio il capo guardando qualcuno, costituiscono il ritratto vivente di una bella napoletana, robusta ed energica.

Vincenzo Gemito, Busto di una giovane napoletana, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito Giovane Napoletana
Vincenzo Gemito, Busto di una giovane napoletana, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Giovane Napoletana
Vincenzo Gemito, Busto di una giovane napoletana, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Giovane Napoletana
Vincenzo Gemito, Busto di una giovane napoletana, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Giovane Napoletana

Vincenzo Gemito “Ritratto di Guido Marvasi”

Scultura - Terracotta (42 x 38,5 x 32 cm) 1874
Questo bambino dai belli capelli ricci inclina la testa abbassando lo sguardo, come se stesse leggendo e riflettendo; è calmo e attento, ben vestito, a differenza dei bambini di strada che sono seminudi.

Guido Marvasi era figlio del prefetto Diomede Marvasi.

Vincenzo Gemito, Ritratto di Guido Marvasi, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Guido Marvasi
Vincenzo Gemito, Ritratto di Guido Marvasi, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Guido Marvasi
Vincenzo Gemito, Ritratto di Guido Marvasi, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Guido Marvasi

Vincenzo Gemito «Autoritratto»

Scultura - Terracotta (10,5 x 9 x 8 cm) 1915
Questo ritratto, in cui metà del volto è ricoperta da una barba folta e da baffi che gli coprono la bocca, è quello di un uomo tormentato, logorato interiormente, come dimostrano le guance incavate e gli occhi segnati dalla stanchezza.

Vincenzo Gemito, Autoritratto, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Autoritratto
Vincenzo Gemito, Autoritratto, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Autoritratto

Vincenzo Gemito «Ritratto del pittore Mariano Fortuny y Marsal»

Scultura - Bronzo (70 x 54 x 52 cm) 1874

Vincenzo Gemito, Ritratto del pittore Mariano Fortuny y Marsal, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Mariano Fortuny
Nel 1869, Gemito aveva solo 17 anni quando realizzò la sua prima statua in bronzo «Il giocatore di carte», acquisita già l’anno successivo dalla Casa Reale per collocarla al Palazzo Capodimonte.

Il famoso pittore spagnolo Mariano Fortuny y Marsal (1838-1874) frequentava i grandi artisti parigini.

Era il padre di Mariano Fortuny y Madrazo (1871-1949), pittore, fotografo e designer, famoso a Venezia e in tutto il mondo per i suoi tessuti e i suoi abiti.

Nel 1873 soggiornò a Portici, nei pressi di Ercolano, e morì di malaria un anno dopo.

Fu così che la sua famiglia commissionò il suo busto a Gemito, il giovane scultore autore della statua che rappresentava l’atteggiamento naturale di un giovane napoletano seduto per terra intento a giocare a carte.

Vincenzo Gemito, Ritratto del pittore Mariano Fortuny, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Mariano Fortuny

Vincenzo Gemito «Testa di Filosofo»

Scultura - Bronzo (51 x 26 x 26 cm) 1883

Questa testa di filosofo, la cui barba e la cui bella chioma sottolineano l’intensità del suo sguardo, è il frutto di una ricerca estetica molto approfondita da parte dell’artista volta a rappresentare un ideale in grado di rivaleggiare con i busti dell’antichità esposti al museo archeologico.

Dieci anni prima, nel 1873, Gemito aveva realizzato un magnifico busto di Verdi grazie a una commissione ottenuta tramite il professor Morelli.

Vincenzo Gemito, Testa di filosofo, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Filosofo
Il suo ritratto di Verdi lo rese famoso e gli valse un invito a Parigi nel 1877, dove frequentò i più grandi artisti dell’epoca, i quali lodarono il realismo rivoluzionario del suo «Pescatore», molto apprezzato dal pubblico, contrariamente alla critica che gridò allo scandalo.

Dopo l’Esposizione Universale del 1878, Gemito tornò a Napoli nel 1880 per costruire la propria fonderia a Mergellina grazie al suo mecenate belga, il barone du Mesnil.

Questa testa di filosofo si ispira a un busto antico del filosofo Seneca e al ritratto di Francesco Jadiccio, marito della madre adottiva di Gemito, che lavorava con lui nella sua fonderia.

Un lavoro di sintesi per ottenere un ideale vivente di bellezza maschile piuttosto che un ritratto congelato nell’immortalità.

Vincenzo Gemito «Autoritratto»

Pittura - Acquerello su carta, grafite, carboncino, tempera bianca (44 x 32,6 cm) 1886

Vincenzo Gemito, Autoritratto, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Autoritratto
Gemito aveva 34 anni quando realizzò questo autoritratto estremamente realistico, in cui gli occhi chiari dell’artista hanno scrutato i minimi dettagli del suo volto, dei suoi capelli e della sua lunga barba che nasconde leggermente le sue labbra serrate.

Era stato profondamente colpito dalla morte della sua compagna, Mathilde Duffaud, nel 1881, e il suo stato mentale aveva iniziato a deteriorarsi a partire dal 1885 a causa dello stress legato a una commissione per una statua di Carlo V da parte del re d’Italia.

Dopo un breve ricovero in ospedale, riprese i suoi soggetti preferiti: pescatori, contadini, ragazzini e la gente di Napolicon ritratti e disegni colorati.

Il suo sguardo e la sua bocca rivelano un’inquietudine che raggiunge il suo apice nell’autoritratto del 1915, realizzato quando aveva 63 anni.

Vincenzo Gemito « itratto di Anna Gemito»

Pittura - Carboncino, gesso, tempera bianca su cartoncino grezzo (43,7 x 56,7 cm) 1909

Vincenzo Gemito, Ritratto di Anna Gemito, Galleria d'Italia Zevallos a Napoli, in Italia
Gemito, Anna Gemito
Nel 1882, Gemito incontrò Anna Cutolo, che posava per i pittori.

Divenne la sua nuova musa e sua moglie.

Un quarto di secolo più tardi, disegna Anna semisdraiata, rannicchiata nell’angolo di una poltrona con la testa reclinata all’indietro e la guancia appoggiata sulla curva superiore dello schienale, mentre alza lo sguardo senza guardare dritto davanti a sé.

È vestita in modo semplice, con le braccia strette al petto e i capelli sciolti che le conferiscono l’aspetto di una donna nostalgica che fugge dal presente guardando altrove.

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