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Antichi vasi greci a volute (cratiri) alla Galleria d’Italia a Napoli
Questi crateri a volute della Galleria d’Italia, a figure rosse su fondo nero, sono caratteristici di una tecnica apparsa ad Atene intorno al 525 a.C.: si disegnavano prima i contorni delle figure prima di dipingere lo sfondo, che diventava nero durante la cottura.La decorazione veniva poi accuratamente eseguita a pennello nei minimi dettagli.
Nel IV secolo, le botteghe dell’Italia meridionale erano diventate maestre della ceramica dipinta.
Pittore di Licurgo (IV secolo a.C.) «Apoteosi di Ercole, scena di komos dionisiaco»

L'apoteosi di Ercole Cratere a volute - Apulo a figura rosse (77 x 37 cm) 360-200 a.C.
«Apoteosi di Ercole»
La parte inferiore mostra che il corpo di Ercole è stato consumato dalla pira da lui stesso preparata per porre fine alle sofferenze causate dalla tunica avvelenata di Nesso.La parte superiore lo raffigura come immortale mentre sale a bordo del carro celeste che lo porterà da Zeus, suo padre.
Secondo Ovidio:
«Ercole, liberatosi dal suo involucro mortale, torna in vita nella parte migliore di sé; riappare più grande e rivestito di un’augusta maestà che incute rispetto.
Komos dionisiaco Il Padre Onnipotente lo porta via su un carro trainato da quattro cavalli e lo introduce tra gli dei.»
Ovidio - Le Metamorfosi
«Scena di komos dionisiaco»
Questa parte del vaso raffigura perfettamente un komos, un corteo rituale e festivo in onore del dio del vino e della natura vegetale, che sfilava cantando e suonando il flauto e il tamburello.Dioniso è seduto mentre regge il suo tirso sormontato da una pigna, celebrato e circondato da un Satiro che porta una torcia e da menadi musicanti.
Pittore di Licurgo (IV secolo a.C.) «Scena di culto davanti a una statua funeraria»

Scena di culto Cratere a volute - Apulo a figura rosse (67,2 x 35 cm) 370-360 a.C.
La statua funeraria, di colore chiaro come il marmo, raffigura un giovane atleta che solleva dei pesi.
Le anime del giovane defunto vengono onorate dai personaggi in Rosso che portano le loro offerte, accolte dalla sacerdotessa seduta ai piedi della statua.
Un anziano depone una corona di fiori mentre una dea riccamente vestita, i cui piedi non toccano terra, decora la colonna ionica con uno stendardo su cui sono incisi i meriti del defunto.
Pittore di Licurgo (IV secolo a.C.) «Orfeo incanta i Traci con la sua musica»

Orfeo Cratere a volute - Apulo a figura rosse (69 x 33 cm) 370-360 a.C.
Orfeo attirava e riuniva attorno a sé tutti gli esseri che popolano la terra: le pietre, gli alberi, gli animali e gli uomini erano incantati dalla sua musica e dalla sua poesia.
Qui il poeta suona la lira cantando passioni leggendarie e storie d’amori proibiti che incantano il suo pubblico maschile, che non vuole più allontanarsi da lui.
Le donne, messe da parte, si sentirono disprezzate e condannarono a morte il poeta apollineo: Orfeo fu brutalmente assassinato e fatto a pezzi da un corteo di Menadi in preda alla furia.
Pittore della Patera (IV secolo a.C.) «Defunta nel naiskos e i offerenti e le donne ai lati di una stele funeraria»

Defunta nel naiskos Cratere a volute - Apulo a figura rosse (54 x 28,5 cm)
340-320 a.C.
Un naiskos era un piccolo edificio a forma di tempio greco classico, dotato di colonne e del suo caratteristico frontone, che ospitava la statua di un dio o di un defunto.
Il vaso raffigura un naiskos che ospita una giovane donna bionda con un ventaglio, seduta su un’urna funeraria.
Due donne si presentano ai lati del naiskos suonando e portando offerte e stendardi in onore della defunta.
Pittore di Baltimora (IV secolo a.C.) «Defunta e serva in un naiskos»
Cratere a volute - Apulo a figura rosse (71 x 37,7 cm) 340-320 a.C.La defunta è seduta e sembra conversare con la sua serva in piedi di fronte a lei, che agita un ampio ventaglio per rinfrescarla.
Il naiskos è circondato da quattro personaggi coronati di fiori che onorano la defunta con offerte e libazioni.
Pittore di Baltimora (IV secolo a.C.) «Ragazze alla fontana e battaglia delle Amazzoni»

Ragazze Amazzoni Cratere a volute - Apulo a figura rosse (73 x 35,5 cm) 330-310 a.C.
Le Amazzoni erano un popolo di guerriere che cacciavano e combattevano a cavallo.
Secondo la leggenda, queste temibili discendenti del dio della guerra Ares e della ninfa Armonia erano guidate esclusivamente da una regina, mentre gli uomini erano relegati a ruoli secondari.
Ercole, accompagnato da Teseo, era stato incaricato di impadronirsi della cintura della regina delle Amazzoni, la quale si apprestava a consegnargliela, quando una rivolta scatenata contro di lui lo costrinse a combattere e a uccidere la loro regina Ippolito.

Ragazze Amazzoni Teseo ne aveva approfittato per rapire un’Amazzone di nome Antiope.
Quel rapimento aveva scatenato una guerra guidata dalle Amazzoni, che erano venute ad attaccare Atene.
Il vaso raffigura le Amazzoni in gonnellino corto armate di asce e di uno scudo a mezzaluna mentre affrontano i guerrieri greci nudi armati di spada e di uno scudo rotondo.
Le fanciulle alla fontana sono l’esatto opposto delle Amazzoni: vestite con lunghi abiti che scendono fino alle caviglie, i loro gesti esprimono la calma e la serenità della vita cittadina al riparo dai pericoli, dove le donne e le fanciulle sono incaricate dei lavori domestici.
Pittore di Licurgo (IV secolo a.C.) «L’uccisione di Neottolimo a Delfi»
Cratere a volute - Apulo a figura rosse (65 x 32,7 cm) 360-200 a.C.La scena si svolge nel tempio di Delfi, dove Neoptolemo è venuto a consultare Apollo, rimproverandogli di aver favorito la morte di suo padre Achille, ucciso sotto le mura di Troia.

L'omicidio di Neoptolemo Neoptolemo alza ancora la spada, con un ginocchio appoggiato sull’altare di marmo, mentre il sangue sgorga abbondante dal suo fianco ferito dalla lancia di Oreste, in piedi a sinistra, sotto lo sguardo sereno di Apollo, seduto in alto, a destra del tempio.
Oreste, figlio di Agamemnone, è venuto a uccidere Neoptolemo perché questi aveva sposato Ermione, figlia della bella Elena e di Menelao, che gli era stata promessa prima della guerra di Troia.
Neoptolemo, il Giovane guerriero, si era dimostrato spietato durante la presa di Troia: aveva sgozzato il vecchio re Priamo sull’altare di Zeus, gettato il figlio di Ettore, Astianatte, dall’alto delle mura di Troia e sacrificato la figlia di Priamo sulla tomba di Achille.
Gli antichi ritenevano che fosse stata fatta giustizia alle vittime della sua empia crudeltà attraverso l’ira di Oreste.
Pittori di Gioia del Colle (IV secolo a.C.) «Defunto in un naiskos»
Cratere a volute - Apulo a figura rosse (71 x 39,5 cm) 200-340 a.C.Il naiskos custodisce l’immagine commemorativa di un cavaliere greco in armatura morto in battaglia, in piedi accanto al suo cavallo.
L’eroe è onorato dalle offerte dei quattro personaggi che circondano la sua tomba.
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